Il pellegrinaggio è un viaggio dello spirito. E’ un tempo separato dagli altri tempi, un momento per entrare nel tempo e nello spazio di Dio. Un tempo per dare il nostro passato a Gesù e sentire la sua presenza guaritrice nei luoghi più oscuri, dolorosi e segreti della nostra anima. Non è necessario fare un viaggio lontano per fare questo pellegrinaggio. Basta riservarsi un po’ di tempo da soli ogni giorno. Bastano pochi minuti per nutrire la nostra anima ferita.
Preparazione
Preghiera di Svuotamento e di Apertura
Gesù, quando ero piccolo/a il mio corpo ha provato cose che non avrebbe dovuto conoscere. La mia mente mi dice cose orribili di me e del mio passato, che cerco di non credere. La mia anima prova un desiderio struggente di purezza. Ho paura. Paura che potrei non riuscire mai a conoscere e provare il tuo amore, di cui mi parlano in tanti.
Cerco la guarigione, Signore. Porto il mio passato sulla via della tua Passione. Consegno a te i peccati di coloro che hanno abusato di me, e ti do tutto il male di cui ho fatto esperienza. Ti porto i miei comportamenti dettati dalla sofferenza e ti chiedo perdono per il dolore che potrei aver procurato a chi mi vuole bene, a causa di quei comportamenti. Prendo atto dei peccati che sono stati fatti contro di me, del male che ha toccato la mia anima e delle mie azioni che mi hanno allontanato dal tuo amore, dalla pace di Dio e dalla conoscenza di me stesso.
Portarti le mie esperienze è una delle cose più difficili che abbia mai fatto. Allora, Gesù, eccomi. Ti porto tutti i miei dolori, il mio cuore spezzato e la mia anima ferita. Ti porto il mio vuoto, l’abbandono che ho provato, la mia diffidenza. Ti porto le mie ombre e la mia oscurità.
Mentre camminiamo lungo questa via insieme, lascia che ti guardi negli occhi per vedere che capisci ciò che mi è accaduto, e per scorgere le tue speranze per il mio futuro. Vengo qui, sulla via della tua croce per cercare la guarigione, il tuo amore e la pace di Dio.
Gesù, solo tu mi puoi guarire. Ci ho provato da solo e non ci riesco. Ho cercato aiuto, ma l’aiuto psicologico non ha guarito la parte più profonda del mio essere. La parte dove vivi tu. Perché non sono stato offeso solo io, ma anche tu. Sono qui per chiederti la guarigione dell’anima.
Prima Stazione: Gesù è condannato a morte.
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 14-15
La folla gridò più forte: ” Crocifiggilo! “.
E Pilato, volendo dare soddisfazione alla moltitudine,
rilasciò loro Barabba
e, dopo aver fatto flagellare Gesù ,
lo consegnò perché fosse crocifisso.
Padre mio, sapevo che questo momento sarebbe arrivato. L’avevo visto in una visione, l’ho sentito nella rabbia dei Farisei. L’ho visto quando i miei amici cambiavano discorso quando parlavo dell’imminenza di questo giorno. L’ho sentito nel bacio di Giuda. Quando ero nel giardino, ti ho supplicato di togliermi questa condanna.
Ora vedo la furia dei Farisei, riesco quasi a toccare il loro odio. Vedo l’indifferenza e il rifiuto nel volto di Pilato e così i miei peggiori incubi sono divenuti realtà. Quando alzo gli occhi, vedo la croce che aspetta; aspetta la mia carne, il mio corpo, la mia vita. Pilato si è lavato le mani, e così il mio destino è deciso. I miei amici mi hanno abbandonato. Se ne sono andati lontano, tremanti di paura che possa toccare anche a loro la stessa sorte. Sono totalmente solo, Signore. Dove sei? Perché non riesco a sentire la tua presenza, proprio oggi?
Amen. Così sia. Mi metto nelle tue mani, Padre. La tua volontà va oltre le mie capacità di comprensione, ma ho capito che questo giorno non riguarda solo me. Percorro questa via per tutti coloro che hanno portato la loro croce prima di me, e per coloro che mi seguiranno sul Calvario.
Si, Signore. Io sarò fedele fino alla morte. Salirò su quella collina e morirò per la salvezza di tutti i tuoi figli.
Gesù, tu hai chiesto anche a me di fare questo percorso. Mi hai chiesto di accompagnarti, di affrontare le accuse, le dita puntate. Mi chiedi di affrontare me stesso, qui insieme a te.
Vedo anch’io la rabbia dei Farisei, sento le loro accuse. Ricordo di aver vissuto le stesse cose nel mio passato. Ricordo il giudizio di chi ha abusato di me, ma soprattutto vedo il mio rifiuto di me stesso. Anch’io sono stato un Fariseo, anch’io mi sono odiato e mi sono condannato.
Vedo la tua obbedienza, l’accettazione, la volontà di percorrere la via della croce. Anch’io guardo verso la croce. Anch’io ho lottato contro questo momento, ma alla fine accetto di percorrere questa via. Ora, Gesù, dammi coraggio e lasciami camminare con te.
Rifletti sulla tua vita alla luce di queste parole.
Sei stato forse giudicato ingiustamente a causa degli abusi?
In che modo ti condanni ingiustamente in relazione agli abusi?
Seconda Stazione: Gesù prende su di Sé la Croce
Dal Vangelo secondo Marco. 15, 20
Dopo averlo schernito,
lo spogliarono della porpora
e gli rimisero le sue vesti,
poi lo condussero fuori
per crocifiggerlo.
Sono solo. Mi hanno abbandonato. Sono solo con questa croce. Non c’è nessuno che condividerà questo dolore con me? Questo abbandono mi ferisce di più delle spine, mi brucia di più delle frustate. La mia anima è dolorante. Sono stato rigettato dalle persone che amavo profondamente. Tutto ciò che io sono stato per loro, è stato dimenticato. Dove sono? Dove sono quelli che mi dicevano “Ti voglio bene”? Importa a qualcuno quello che mi sta succedendo. Mio Dio, a te importa?
A te che sei venuto qui oggi, chiedo: Resterai con me? Camminerai con me? Condividerai il mio dolore? Prenderai la tua croce e darai un nome anche tu al tuo dolore? La mia croce è la tua. Io oggi porto la tua croce. Scelgo di farlo per te. La mia croce è la tua speranza. La mia sofferenza sarà la tua gioia. La mia morte ti porterà la gioia. Cammina con me.
Gesù, prima di prendere su di te quella croce, sei stato schernito, spogliato della tua dignità e caricato di quel peso terribile. Lo so, non era solo il peso del legno di quella croce a tormentarti, ma il peso del peccato degli uomini e delle donne di tutti i tempi. Mi hanno insegnato che tu, Dio onnipotente, ti sei fatto umile e ti sei assoggettato ad una morte data proprio dalle tue creature. Dicono che l’hai fatto perché ci ami tanto da aver voluto provare le nostre stesse paure e sofferenze. Anche se non capisco in che modo affrontare il mio dolore possa fare una differenza. Non so in che modo la tua sofferenza possa portarmi la gioia. Non so come la tua morte mi possa dare l’amore.
Aiutami…a restare con te nel tuo dolore
Aiutami… ad essere generoso nel portare il mio carico di dolore.
Aiutami… a guardare oltre il dolore, per riuscire a scorgere i segni del tuo amore incredibile per me.
Quali pesi hai dovuto sopportare nella tua vita a causa degli abusi?
Terza Stazione: Gesù cade la prima volta
Isaia 53: 3-5
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti
Mio Dio, come puoi chiedermi di fare questo? E’ troppo. Non ce la faccio. Ti prego toglimi questa croce, è troppo pesante. Questa croce porta il peso di tutto il dolore del mondo. Sento la sofferenza di ogni essere umano mentre la porto. Il loro dolore mi sta soffocando, le loro lacrime e paure sono parte di me. Ti prego mio Dio, non sono abbastanza forte per farcela. Sono solo un uomo.
…e raccogliendosi profondamente in se stesso, Gesù sospira e dice “Devo.” “Voglio.”
E si riprende TUTTO sulle sue spalle.
Oh Gesù, tu hai detto “Sì” e hai preso la croce sulle spalle. Hai detto “Sì” a me e a tutti gli altri esseri umani che ti hanno dato il peso dei loro incubi. Mi specchio in te e riconosco le paure e l’agonia che riguardano la MIA croce. Come te, cado sotto il suo peso. Come te, sono troppo debole. Come posso camminare con te, come posso lasciare che ti addossi anche il mio peso? Come posso guardare la tua sofferenza mentre porti il peso di tutte le croci del tempo e della storia; le croci dell’innocenza distrutta di tutti i tempi? Come fai a sopportarlo? Come fai ad amarci così profondamente? Non posso lasciarti camminare da solo. Voglio stare al tuo fianco, perché ti amo. Mi siedo qui vicino a te e ti dono il mio amore fino a quando non troviamo entrambi la forza per rialzarci ed andare avanti.
In che modo faccio esperienza della mia debolezza e fragilità a causa degli abusi?
Quarta stazione: Gesù incontra Sua Madre
Giovanni 19: 17,18,25
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Mentre si rialza e riprende il peso sulle spalle, alza lo sguardo e vede lei, sua madre.
Mamma! …Mamma…i nostri occhi si incrociano per un’istante, e tra noi passa una scossa di riconoscenza e rimpianto. Ma non riesco a trattenere il tuo sguardo. Come faccio a guardare tutto quel dolore e continuare a camminare? Come? Il tuo amore mi ha nutrito per tutta la vita… ed eccomi qui sulla strada percorsa dai malfattori per essere giustiziati. Ah, questa croce raccoglie anche il peso dei tuoi sogni infranti! Non posso guardare le tue lacrime, Mamma. Devo pensare solo a mettere un piede davanti all’altro, devo camminare.
Mio Dio, lei mi ha dato la vita, mi ha insegnato ad amare, ad essere un uomo. Ma in questo momento, riesco solo a malapena a portare il peso di questa croce.
Mamma, non pregare per me. Lascia che il tuo amore vada a loro – abbraccia tutti i piccoli che mi hanno dato il loro dolore.
Dolce Gesù, certi giorni il mio dolore sembra immenso come il tuo. Quando è così profondo, così angosciante, mi chiudo in me stesso e rifiuto tutti quelli che mi vogliono bene. E anch’io chiudo gli occhi per non vedere le lacrime degli altri per quello che mi è accaduto o magari che cadono perché nel mio dolore mi sono scagliato proprio contro di loro. Certi giorni è pure troppo se riesco ad alzarmi e mettere un piede davanti all’altro, “funzionare adeguatamente”—come un automa. Ma se guardo il viso di Maria, io vedo il suo amore per te, riconosco che il suo amore è più grande di ciò che è avvenuto tanto tempo fa a te…e a me. Lei è tua madre, e il suo amore è infinito. L’orrore e l’angoscia che lei ha provato per te, l’ha provato anche per me e per tutti i bambini. La mamma di Gesù doveva provare questo dolore.
Come vorrei che qualcuno mi avesse portato via dal male che ho vissuto allora.
Vorrei aver conosciuto l’ amore e dolcezza; tante cose sarebbero andate diversamente. Solo guardando il suo viso, il mio cuore si riempie di un desiderio struggente.
E tu mi dici: “Lascia che lei ti ami adesso”.
Signore, lasciami stare un momento fermo, avvolto nell’amore di tua madre. Lascia che senti l’amore che aveva riversato su di me anche allora, quando mi stava accadendo l’indicibile. Lascia che mi riposi tra le braccia di Maria. Aiutami a ricordare coloro che, lungo il mio cammino, mi hanno voluto bene, anche col più piccolo gesto. Anche nei momenti di più profonda disperazione, fa che io riconosca l’amore di coloro che camminano con me e mi vogliono bene oggi. Possano le loro preghiere inondarmi d’amore, così come hanno fatto le preghiere di tua madre quel giorno, tanto tempo fa.
Cosa vorrei poter dire a mia madre riguardo agli abusi?
In che modo sono attento (materno) nei confronti del bambino o la bambina interiore, che soffre ancora per gli effetti degli abusi?
Quinta stazione: Simone il Cireneo aiuta Gesù
Marco 15: 20-22
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio.
Simone, uno straniero è lì in mezzo alla folla – e la osserva, ascolta le loro ostilità, vede gli sguardi pieni di odio.
-Che cosa ci faccio io qui? Cosa sta facendo questa gente? Cosa è successo? Cosa ha fatto quest’uomo per attirasi tutto questo odio? E ora – Che?? Il soldato chiama ME ad aiutare a portare la croce per questo Gesù?? Ed io che c’entro?
Simone viene mandato a spintoni a condividere il peso della croce con Gesù.
Oh, mio Dio! Mi ha guardato negli occhi! Non ho mai visto un tale tormento negli occhi di un uomo. E’ stato come scandagliare tutta l’angoscia dell’eternità…ma allo stesso tempo il suo sguardo mi ha dato una sensazione di pace. Quest’uomo è santo. Lo sento. Come possono fargli questo?
La mia pelle brucia dove le sue mani si aggrappano. E’ come se sentissi tutto il suo dolore in me. La mia anima è in pena. Oh. Dio, come hai potuto chiedere proprio a me di camminare con lui? Chi sono io, che tu me lo chiedi? Io sono un uomo semplice. Non sono nessuno.
Ma poi, Simone dice: Mio Dio, accetto di condividere il peso della sua croce. Lo posso aiutare.
Dolce Gesù, guardo la tua mano che si aggrappa a Simone. Sento la tua disperazione e il tuo sollievo. Finalmente c’è qualcuno.
Sento che allo stesso modo, tu sei qui per me. Tu sei venuto ad aiutarmi a portare la mia croce. Solo che io sono te – e tu sei Simone. Questa storia non riguarda solo un condannato a morte nella Palestina di 2000 anni fa. Tu hai detto “Sì” perché dovevi aiutare me a portare la mia croce oggi. Io mi aggrappo a te, incredulo. Tu porti il peso di tutto il mio passato, di tutti i peccati che hanno ferito la mia anima, tutta la mia vergogna e l’odio che provavo per me stesso, tutta la mia rabbia e la mia paura. Tu hai preso questo peso sulle tue spalle e lo porterai fino a quando non sarò in grado di portarlo da solo.
Nessuno può fare questo, se non tu.
Chi sono io? Come è possibile che tu mi ami così tanto? Mi sono sempre sentito talmente piccolo da non osare nemmeno di alzare il mio sguardo verso il tuo, figuriamoci accettare il tuo amore. Ma oggi sento di poterlo fare. Permetterti di aiutarmi a portare il peso mi da una tale gioia. Come faccio a dirti di no? Sì, Gesù. Anch’io dico Sì.
-Chi sono le persone che durante la mia infanzia che mi hanno dato affetto?
-Chi sono le persone che mi vogliono bene oggi?
Sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù
Matteo 25: 37 – 40
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Dalla folla emerge una piccola donna, di nome Veronica, che con grande coraggio si fa strada verso Gesù, ignorando la rabbia e gli insulti della folla. Il suo cuore è colmo di compassione e amore per Gesù. Lo tocco con un gesto delicato, amorevole. Gli asciuga il volto sanguinante, tumefatto con un panno umido e fresco. Il suo tocco ricorda a Gesù tutto ciò che è buono e santo, e la sua anima è confortata. Chiude gli occhi, sente la potenza dell’amore di Veronica, che gli trasmette l’amore del Padre. Poi, si alza e si ritira, mischiandosi di nuovo nella folla. Sospirando profondamente, Gesù lancia lo sguardo ancora verso il Calvario e riprende il cammino.
Dolce Gesù, tu hai mandato nella mia vita alcune persone buone e fedeli come Veronica. Essi mi tendono la mano con amore e compassione; desiderano solo di confortarmi e accompagnarmi per una parte del mio cammino. Spesso, a causa del mio dolore e diffidenza, io gli ho ignorati o rifiutati perché negavo a me stesso di accettare la loro offerta d’amore. Aiutami ad accogliere queste mani piene d’amore che tu mi mandi. Fa che i loro gesti di purezza mitighino l’effetto dei gesti malvagi di chi mi ha ferito così profondamente. Signore, ti prego, fa che io riconosca la tua sollecitudine amorosa nella loro compagnia fedele. Possa il loro amore rinfrescarmi e darmi coraggio, come il gesto di Veronica ha fatto per te.
Chi mi ha aiutato o mi sta aiutando ad andare avanti nella mia vita, anche col più piccolo gesto di amicizia e bontà?
Ho dato a loro la possibilità di aiutarmi concretamente, o sono convinto che devo per forza portare questo peso da solo?
Settima stazione: Gesù cade la seconda volta
Psalmo 25: 2,4,10,16,17,19, 20
A te, Signore, elevo l’anima mia, Dio mio, in te confido: non sia confuso! Non trionfino su di me i miei nemici! Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia per chi osserva il suo patto e i suoi precetti. Volgiti a me e abbi misericordia, perché sono solo ed infelice. Allevia le angosce del mio cuore, liberami dagli affanni. Guarda i miei nemici: sono molti e mi detestano con odio violento. Proteggimi, dammi salvezza; al tuo riparo io non sia deluso.
Gesù cade ancora, e per un’ istante la folla trattiene il fiato, ma poi riprende il brusio di chi ti sbeffeggia e gode di vedere la sua debolezza. “Vedi, che ti dicevo? Lui non è Dio! Lui non è santo!” Altri piangono sommessamente per quest’uomo che hanno amato, in cui, fino a due giorni prima, avevano riposto tutte le loro speranze.
Non riesco a rialzarmi ancora. Voglio restare qui. Mio Dio, fa che tutto finisca qui e ora. Prendimi adesso…Ma…se non vado fino in fondo, chi porterà questa croce in nome di tutti coloro che veramente non sono in grado di farlo?
Ancora una volta, Gesù raccoglie un po’ di forza e barcollando, si rialza.
Dolce Gesù, nel corso del mio cammino di guarigione, anch’io sono caduto tante e tante volte. Quando cado, guardo tutto ciò che stavo cercando di fare e mi dico “ma che mi sono messo in testa? – Non ce la farò mai!” Oppure immagino di vedere gli sguardi ironici di qualcuno che mi dice “ma chi te lo fa fare?” In quei momenti, sento di essere ignorato da tutti, di essere solo, e anche se non è vero, a me sembra così. Molte volte mi è mancata la forza di andare avanti. So cosa significhi volersi fermare e semplicemente morire.
Ma tu mi chiedi di camminare ancora con te. Io invece vorrei solo restare qui con te, ma vedo che tu ti rialzi, ed così, istintivamente ti seguo ancora su questa via. Dammi la forza di restare fedele al tuo amore.
In che modo manco al dovere di avere cura di me stesso/a?
Ottava stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
Lamentazioni 1: 12,16
Voi tutti che passate per la via,
considerate e osservate
se c’è un dolore simile al mio dolore,
al dolore che ora mi tormenta,
e con cui il Signore mi ha punito
nel giorno della sua ira ardente.
Sion protende le mani,
nessuno la consola.
Il Signore ha inviato contro Giacobbe
i suoi nemici da tutte le parti.
Gerusalemme è divenuta
come panno immondo in mezzo a loro.
Gesù vede un gruppo di donne che piangono e gridono “Povero Gesù!” Lui li guarda con disprezzo e rabbia profonda.
Come osate piangere?!! Non voglio il vostro pietismo. Tutti i bambini che porto con me oggi non hanno bisogno del vostro pietismo.
Perché state lì immobili? Cosa avete fatto per aiutarci? Avete sentito il loro pianto, ma li avete aiutati? Li avete difesi?
Ora vi stringete le mani, piangete, ma ancora, non fate nulla. Aspettate solo di vedere se qualcun altro si farà avanti. Voi mi avete sentito parlare, avete ricevuto il mio amore, ma avete sperperato i miei doni e rifiutato i miei insegnamenti! E ORA piangete? Le vostre lamentazioni non servono a nulla!
Se veramente mi amate, se volete il mio perdono, d’ora in poi fate tutto ciò che è nel vostro potere per salvare i miei bambini. Continuate il mio lavoro, altrimenti tutto sarà stato in vano. Siete voi che d’ ora in avanti dovete essere le mie mani. Siate le mie mani e il mio cuore nel mondo!
Gesù, sento anch’io il loro lamento. Sono qui, al tuo fianco ed anch’io provo una grande rabbia. In mezzo a loro ci sono anche le persone che hanno capito che c’era qualcosa che non andava, ma sono rimaste in silenzio. Provo una rabbia terribile nei confronti di chi ha capito, ma non ha fatto nulla per aiutarmi, perché laddove c’è un bambino che soffre, c’è sempre un adulto che sta guardando da qualche altra parte.
Questa gente, come ha potuto essere così debole, così passiva, così cieca?? Come posso pensare di perdonarli? E poi, Gesù..hai visto? In mezzo a loro c’è anche la mia mamma (o altro membro della famiglia ristretta), che ha tradito la mia fiducia e mi ha lasciato in mano al mio carnefice, e ora accusa me! Mi ha abbandonato!
Posso solo pregarti di cambiare il loro cuore, ma sono stanco di aspettare questo. Gesù, per ora mi basta solo stare vicino al tuo cuore. Non ho la forza di pensare a loro in questo momento. Affido a te questo, il mio dolore più grande.
Nona stazione: Gesù cade per la terza volta
Salmo 10: 22-23, 30-34
Perché, Signore, stai lontano,
nel tempo dell’angoscia ti nascondi?
Il misero soccombe all’orgoglio dell’empio
e cade nelle insidie tramate.
I suoi occhi spiano l’infelice,
sta in agguato nell’ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero,
ghermisce il misero attirandolo nella rete.
Infierisce di colpo sull’oppresso,
cadono gl’infelici sotto la sua violenza.
Egli pensa: «Dio dimentica,
nasconde il volto, non vede più nulla».
Sorgi, Signore, alza la tua mano,
non dimenticare i miseri.
Perché l’empio disprezza Dio
e pensa: «Non ne chiederà conto»?
Mio Dio, non riesco a rialzarmi, non ho più forze. Che cosa mi hai chiesto di fare?
Non ce la faccio a guardarli lassù, che aspettano. Sperano che non mi rialzi, ed io non voglio arrendermi ma non riesco ad alzarmi!
Dio, Aiutami!
Se rimango qui, i piccoli che mi hai affidato sono perduti per sempre. Tutti coloro che hanno bisogno del mio amore per guarire e vivere, per sapere che li amo saranno destinato a restare qui per terra con me. Devo andare avanti per poter ricevere pienamente il dono del loro dolore. Mio Dio, Aiutami!
E si alza di nuovo…
Dolce Gesù, anch’io voglio restare fermo. E’ troppo presto, non sono pronto. So cosa ci aspetta entrambi, so che i chiodi e il martelli sono lassù, pronti per noi. Non riesco ad affrontare questo passaggio, ma il tuo amore mi chiama e mi chiede di lasciare che tutto il mio dolore muoia in te: le persone che hanno violato il mio corpo, il male che ha ferito la mia anima, i ricordi e i sentimenti che vivono nel mio corpo, e i peccati che sono solo miei. Dammi il coraggio di dare un nome a queste cose e poi metterle nelle tue mani, in modo che possano morire in te.
Anch’io mi devo alzare e continuare verso il mio Golgotha. Tu mi chiedi di donarti questi luoghi oscuri della mia anima, e capisco perché la croce è il luogo in cui hai espresso il tuo più grande dono d’amore e sacrificio per me e per il mondo.
Quali sono i messaggi negativi con cui mi bombardo, che mi impediscono di credere in me e volermi bene?
Quando e a quali umiliazioni sono stato/a sottoposto/a in relazione agli abusi?
DECIMA STAZIONE: GESU’ E’ SPOGLIATO DELLE SUE VESTI
Matteo 27: 33, 34
Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere….(…), si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
Salmo 69 20-21
Tu conosci la mia infamia,
la mia vergogna e il mio disonore;
davanti a te sono tutti i miei nemici.
L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.
Ho atteso compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
Mio Dio, mi hanno tolto le vesti, sono nudo davanti a loro. Che umiliazione! Voglio nascondermi per la vergogna! Non sanno che sono venuto per amarli? Non sanno che me ne vado, sempre per amore?
Da qualche parte, tra la vita che tu mi hai dato e la vita che io consegno volontariamente, io mi trovo qui, nudo davanti a loro. Nudo, pienamente umano, provo tutte le umiliazioni e le offese alla dignità che qualsiasi essere umano proverebbe.
Mio Dio, resta con me, qui in questo luogo. Sento il grido dei bambini nella mia anima, sento la loro soggezione nel mio cuore.
Ecco, sta arrivando il soldato con il martello e i chiodi. Dio aiutami!
Oh, Gesù, come conosco questa sensazione di nudità. Tu conosci la mia vergogna e umiliazione. Tu sai quali offese sono state fatte alla mia dignità. Tu sai tutto ciò che mi hanno fatto e tutto ciò che io ho dovuto fare per poter sopravvivere. Tu mi chiedi di darti tutte queste cose. Tu mi chiedi di spogliarmi di tutte queste cose. Mio Gesù, questo mi fa paura. Cosa sarei senza la corazza che mi sono fatto di queste cose?
Così sia. Eccomi, nudo davanti a te. Apro la mia anima, il mio corpo e la mia mente a te. Guardami, Gesù. Adesso tu sai chi sono, e tutto ciò che è avvenuto dal giorno che sono nato. Tu conosci i peccati compiuti contro di me. Tu sai il male che ho fatto io. Tu conosci ogni angolo più buio del male che ha toccato la mia anima. Tu sai come sono vissuto con questo carico. Io sono questo, signore. DIO AIUTAMI!
Quando e a quali umiliazioni sono stato/a sottoposto/a in relazione agli abusi?
UNDICESIMA STAZIONE: GESU’ E’ CROCIFISSO.
Marco 15: 25,33-34
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero… Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Isaia 53: 10-12
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori.
Mio amato. Non dubitare mai. Io sono venuto qui per te. Io faccio questo per te. Io mi sottopongo a questo perché ti amo. Sì, il dolore è allucinante, ogni colpo del martello mi da delle scosse atroci in tutto il corpo. Non mi sono mai sentito così sperduto e solo. Ma scelgo di fare questo per te.
Io ti sto aspettando. Lascia che la mia croce sia la tua, e che la tua diventi la mia. E’ per questo che ho detto Si al Signore. Sono qui per condividere il tuo dolore, la tua tristezza. Sono qui a causa dei peccati degli altri e del male che ha toccato la tua anima, caro figlio. Portami tutte queste cose. Dagli vita con le tue parole, e poi mettile nelle mie mani. Io le porterò alla mia morte. Esse moriranno. Saranno sepolte con me.
Dolce Gesù, eccomi. Ti consegno tutto ciò a cui sono pronto a rinunciare oggi: il male che mi ha ferito il corpo e il cuore. La profonda vergogna per ciò che mi è stato fatto. La vergogna per quello che sono stato costretto a fare. Le mie paure. La mia rabbia nei confronti del mio carnefice. La rabbia verso i testimoni silenziosi e verso coloro che, ignari, non hanno saputo proteggermi. La rabbia verso me stesso. La rabbia per tutti gli eventi negativi e gli errori della mia vita. I ricordi di quei gesti malvagi, il modo in cui il mio corpo ha risposto contro la mia volontà. Le conseguenti reazioni durante tutta la mia vita causate dalle ferite, che poi hanno ferito altri. I miei sensi di colpa. L’innocenza perduta. La mia rabbia contro di te per non avermi protetto.
Io, oggi, do un nome a tutte queste cose e le consegno tutte a te, Gesù. Le metto tutte nelle tue mani.
Oh, Gesù, lasciami guardare il tuo volto stravolto di angoscia e dolore. Il tuo volto mi mostra tutti gli orrori della mia vita. Mentre ti guardo, dammi il coraggio di non voltare le spalle a questa verità. Lasciami restare con te nel tuo dolore, come tu hai fatto con me. Amen.
Quando ho provato dolore fisico in relazione agli abusi. E il dolore morale?
DODICESIMA STAZIONE: GESU’ MUORE SULLA CROCE
Luca 23: 46
Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.
Marco 25:39
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».
Oh, Gesù, guardo il tuo volto e la testa mi gira. Sento l’incredibile gioia di consegnarti tutta l’oscurità della mia anima. Ti guardo e capisco che il prezzo di questa parte del mio cammino di guarigione è la tua molte. Ma l’orrore della tua morte non c’entra con la gioia che sta entrando nel mio cuore.Ti guardo e chiedo “Gesù, perché sei stato disposto a fare questo per me? Perché l’hai fatto per noi tutti? Come è possibile? Cosa ho fatto per meritare la profondità del tuo amore per me. Cosa ha fatto il mondo intero per meritarlo?
Dio mi ha mandato perché voleva conoscere il vero significato di essere pienamente umano. Mi ha chiesto di fare quest’esperienza in modo da conoscere tutte le emozioni più profonde di ogni essere umano: gioia, intimità, amore – ma anche dolore, tradimento, abusi, tortura, rabbia, abbandono. Mi ha chiesto di farlo per ri-aprire il canale di comunicazione tra lui e i suoi figli amati.
Io non ho scelto di essere crocifisso, così come tu non hai scelto ciò che ti è accaduto.
Ma morendo qui, io ho scelto di condividere la tua croce. Ti amo così tanto che ho scelto di prendere su di me tutto ciò che tu mi porti. Lascia qui, ai piedi della mia croce, il tuo dolore e i ricordi, il peccato e il male che ti hanno toccato. Non riprenderli indietro. Lasciali qui e non guardarti in dietro. Ora, tutto è mio e di Dio. Lasciali morire qui con me.
Abba, tutto è compiuto. Nelle tue mani consegno il mio spirito.
In che modo ho fatto esperienza di una forma di morte in relazione agli abusi?
TREDICESMA STAZIONE: GESU’ E’ DEPOSTO DALLA CROCE
Marco 15: 40-45
C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse gia morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Luca 1: 46-49
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Sembra ieri, la prima volta che ti ho tenuto in braccio. Le tue manine piccolissime, gli occhietti illuminati di speranza, l’odore dolcissima della tua pelle. L’angelo di Dio mi ha promesso così tanto. Nelle tue mani era contenuta la speranza del mondo intero. Ricordo quando, appena nato ti ho lavato e il panno divenne rosso con il mio sangue, e io pensai: Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue.
Mentre crescevi, cresceva la speranza. Ogni giorno sentivo l’odore del tuo corpo di bambino, sudato che aveva giocato o insanguinato perché ti eri fatto male. I tuoi occhi che brillavano di gioia. Sentivo le tue parole e mi meravigliavo della tua intelligenza. Ti guardavo con stupore e mi chiedevo “questo è il mio corpo? Questo è il mio sangue?”
Mio Dio, come è possibile. Sento l’odore del suo sudore misto a sangue e terrore. Lo vedo coperto di ferite e sangue, e ora anche le mie mani sono insanguinate. I suoi occhi sono vuoti ora, occhi di morte. Lui non c’è più: niente più sorrisi, niente più discorsi al tramonto, niente più…La vita ha lasciato il suo corpo: Questo è il mio corpo; Questo è il mio sangue!
Dio! Dov’è il mio bambino? Dove’è Gesù?
Mamma, Io tengo la guarigione del mondo in queste stesse mani. Io dono agli altri vita nuova. Io tengo ancora la speranza del mondo nelle mie mani. “Questo è il Mio Corpo; questo è il Mio Sangue, dato per voi.”
Ah, Gesù, tu sei morto in modo che io potessi rinunciare al passato, all’orrore, al dolore, in modo che potessi avere una vita nuova. Io vedo il dolore di Maria; vedo che la mia nuova vita porta anche tristezza: Vita, morte, gioia, dolore…un ciclo che non finisce mai. Ma so che lei, nel piangerti, piange anche il bambino che è in me. Il suo pianto purifica, il suo dolore gli da speranza. Il suo dolore è uguale al mio per quel bambino che è in me. Queste lacrime lo consolano e lo nutrono di speranza.
Gesù, il prezzo è stato altissimo, ma voglio continuare così.Amen
Mi concedo di esprimere il mio lutto per gli abusi subiti?
QUATTORDICESIMA STAZIONE: GESU’ E’ SEPOLTO
Marco 15: 46,47
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.
Isaia 53: 8,9
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Morto.
Morto.
Morto.
Non rimane nulla, solo questo guscio. Dio mi ha chiesto di rinunciare a tutto ciò che mi apparteneva qui sulla terra, tutto ciò che mi era caro, che mi era familiare. Sono stato spogliato della mia dignità, non ho potuto aggrapparmi a nulla. Sulla mia anima è stata caricata l’immensità di dolore, perdita e odio, quasi troppo grande da sopportare. Lo porto qui per farlo morire completamente. Qui nell’oscurità, nel vuoto, lo consegno tutto a te, Padre. Prendilo. Mentre lascio che la mia umanità muoia qui, lascia che anche l’oscurità del dolore dei miei bambini muoia qui in questo luogo di silenzio assoluto. Io ritorno alla tua pace, Signore.
Dolce Gesù, tu mi chiedi di entrare in questo luogo di vuoto, per lasciar morire il mio passato e seppellirlo. Solo se lascio andare il mio passato, potrò vedere, faccia a faccia la persona che Dio mi ha creato per essere. Ora, potrò essere abbastanza tranquillo per ascoltare, perché qui non c’è rumore, nemmeno il suono del battito del cuore, per sentire la voce di Dio. Qui sento Dio che mi chiama per nome. Qui posso ricevere solo amore. Qui capisco che il mio vecchio modo di pensare era una bugia. Qui ho scoperto che sono il suo amato figlio. Sento l’eco del vecchio Io – come l’eco in una caverna. Ma so che quel passato non ha più significato per me, per la mia vita.
E ora, che faccio. Il veccio IO era l’unico che conoscevo. Il nuovo IO è ancora poco formato. Non ho sostanza o forma senza quelle vecchie registrazioni che condizionavano la mia vita. Sono qui, nudo, spogliato di tutto ciò che usavo per definire me stesso al mondo, a me stesso e a te. Ora cosa devo fare, Gesù? Dove posso andare? Gli altri mi riconosceranno, visto che ho lasciato tutto qui? Io, riconoscerò me stesso. Forse posso cambiare idea? Ho paura.
Ah. Questa è la NOSTRA tomba. Proprio come te, quello che ero fino a ieri è morto. Quello che devo divenire domani, non è ancora nato. La resurrezione non è ancora avvenuta.
Oh, Gesù, resta con me nell’oscurità. Amen.
QUINDICESIMA STAZIONE: GESU’ RISORGE DAI MORTI
Matteo 28: 1-10
Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E’ risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Guarda. Sto risorgendo dal dolore, dai colpi di frusta, dai chiodi. Porto questi segni nella mia risurrezione, ma non porto più il peso dei ricordi.
Tu va e fa lo stesso caro figlio mio. Non avere paura. Cedi al mio amore. Sappi che tu sei da sempre l’amato del Signore. Lascia che il tuo cuore senta il calore del suo amore. Lascia che provi la gioia di sapere che Dio in te è compiaciuto. Dio ti ha creato per l’amore sano, vero. Ora, vai avanti con coraggio e vivi l’amore di Dio in te. Dai corpo all’identità che Dio ha voluto per te. Cresci nella bellezza di questa consapevolezza. Vivi e ama.
Oh, Gesù. Voglio farlo. Eccomi. Ma resta sempre con me. Amen


Ciao Maria Pia,
oggi ho stampato la via crucis che ho letto a pezzi.
Venerdi’ dopo la messa la preghero’ in una chiesa dove uso fare la via crucis.
Non lo scrivo qui per farmi dire bravo o grazie, penso che ormai mi conosci. Ma lo scrivo perche’ so quanto la preghiera anche di un peccatore sia importante, e io voglio fare questo per chi soffre per queste cose, anche se come ti ho detto e’ un universo un po’ lontano per me ma di cui capisco (credo) la drammaticita’.
Ecco, io prego per loro, anche se non li conosco, ma so che sicuramente tanti sono vicini anche a me.
Un abbraccio
stefano (estefano)
promessa mantenuta
pace e bene!
Grazie stefano, a nome di tutti. un abbraccio!
Maria Pia, posso passare questa VC ad un sacerdote ?
Visto che e’ pubblicata penso non ci siano problemi va volevo il tuo ok visto che e’ frutto del tuo lavoro di traduzione.
A presto
Certo, Stefano. Grazie. Credo che debba essere diffusa molto. Se il sacerdote conosce altre vittime di abusi può anche dargli l’URL di questo sito…
grazie per quello che fai.
Quest’anno avevo iniziato a fare la via crucis ogni venerdì, dalla preghiera trovavo giovamento, ma negli ultimi tempi ho mollato tutto, le ferite del mio passato si intrecciano con quelle appena formate e rendono ancora più difficile il cammino di persone come noi. Una delle ultime volte che ho fatto la via crucis ho provato angoscia ed è stato inutile reprimere il dolore, non volevo piangere perchè quel dolore non doveva appartenermi. Guardare Cristo inchiodato in alcuni momenti mi fa lo stesso effetto, a Lui in questi giorni ho chiesto il perchè quelli come noi che hanno già sofferto nella propria infanzia, si ritrovano a dover vivere nuove situazioni dolorose, guardando Cristo su quella Croce ho capito che anche Lui come me ha avuto la stessa sorte.