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Anche se siamo convinti del contrario, in realtà ognuno di noi ha sperimentato in qualche momento l’amore disinteressato che magari ci ha dato forza e coraggio quando tutto sembrava perduto. Queste persone secondo me sono degli angeli, perchè ci mostrano l’attenzione delicata di Dio.

Uno dei miei angeli abitava di fronte alla fermata della scuola bus e nelle giornate rigide, ci offriva riparo.

A lei dedico questo pensiero, anche per ricordare a me stessa che devo mantenere vivo il ricordo di quelle persone che mi hanno illuminato la strada nei tempi bui. Nel mio ultimo viaggio a casa qualche settimana fa, sono tornata nel quartiere in cui sono cresciuta, e ho scattato una fotografia della casa/rifugio e dell’angolo dove attendevamo l’arrivo della scuola bus. La fermata distava circa 200 metri da casa mia. Mi ha fatto una certa impressione vedere anche la mia vecchia casa, il mio vecchio quartiere. Nei miei ricordi, tutto era un pò più grande, più spazioso, invece le strade sono strette. Mi ha fatto piacere notare che non si è degradata molto la zona.

La fermata

L’Angelo della Fermata del Bus

I segreti del mio cuore
si schiudono e tu
m’illumini sui segni
della tua presenza
discreta,
e m’accorgo che eri li
da sempre, e che non
mi avevi abbandonata.

Nelle mattine gelide
aspettavamo la scuola bus
gialla,
sbilenca,
ammucchiati
come i bisonti
della grande prateria
per condividere il nostro calore.

E tu ci inviavi il tuo
angelo che,
mosso a pietà
ci invitava nel tepore
della sua casa.
Era come un ritorno
nel grembo,
in quel luogo sicuro
dove nessun male
ci poteva toccare.

E lì trovavo
il conforto e la forza
per affrontare
la giornata che,
come un ragno
aspettava.

Domande senza tempo e senza confini…come sconfinato è stato il dolore che ho provato quando ho trovato ieri, ripiegato in un cassetto in camera di mia mamma, l’ abitino della mia prima comunione. Non si usavano abiti lunghi dalle nostre parti. Il mio era un abitino corto, di pizzo bianco, di linea semplicissima (che a me non era piaciuto a suo tempo). Non ricordo molto di quel giorno, se non che tremavo all’idea che Gesù sarebbe entrato in me e avrebbe visto tutta la sporcizia di cui ero invasa. Non è stato un giorno felice per me – conseguentemente io l’ho vissuto male.

Penso a tutte le chiacchiere intorno e provenienti dalla Chiesa in questi ultimi tempi e sento che nulla ha senso di fronte al dolore di un bambino che incontra lo scandalo, che sia frutto di un prete o un altro comune mortale, che sia di natura sessuale o di altro genere (guerra, fame, sete). E’ vero che il male nasce dentro di noi, anzi nasciamo con il segno della prima ribellione dell’uomo, ma quando viene “forzato”, quando l’anima ne diventa consapevole prima del tempo (quando l’anima s’accorge per la prima volta di essere “nuda” per causa di un adulto), si provoca uno squarcio nel cuore di quell’anima. Per questo penso che nessun gesto, nessuna dichiarazione, nessuna riparazione, nessun digiuno, nessuno sforzo umano potrà mai riparare il danno. Credo che solo la mano di Dio potrà farlo. Tutto il resto è e rimarrà sempre inadeguato, insufficiente, insoddisfacente. Ma non per questo non deve essere compiuto ogni forma di giustizia o riparazione. Non per questo si deve mettere di nuovo tutto a tacere anche se, più se ne parla, maggiore è lo sconcerto. Purtroppo questo è un male necessario, come quando, per guarire un ustione, bisogna tagliare via ogni giorno la pelle morta, altrimenti si rischia l’infezione e la gangrena. Vorrei solo che la Chiesa la smettesse di pensarsi sotto attacco ingiustamente. C’è una parte di Chiesa che non è innocente, e questo dovrà emergere, costi quel che costi. Non sarà indolore, ma non è ingiusto, secondo me. Io vedo qualche squarcio di luce, ma ci sono ancora molte ombre. Così come, guardando il mio abitino (anima), ho notato che non è perfettamente bianco…ci sono diverse ombre. Sta a me lavorarci su. Sta a me liberarmi di esse, così come sta alla Chiesa permettere al male che è venuta alla luce negli ultimi anni di essere purificato -senza lamentele, ma con coraggio e consapevolezza, così come Gesù si è consegnato senza fiatare, pur essendo L’Innocente.

 

Tratto dal libro di Lynne Finney, REACHING FOR THE RAINBOW.

1. Mi sto inventando tutto? Come faccio a sapere che i miei ricordi sono veri?

Se ti sei mai fatto queste domande, sappi che non sei solo. Queste sono le domande più comuni dei sopravvissuti ad abusi. Dubitiamo dei nostri ricordi perché non vogliamo credere che delle cose così terribili siano successe a noi. Ma il fatto è che i nostri ricordi sono veri, e noi siamo sopravvissuti a quegli eventi.

Mentre mi tornavano a galla i ricordi personali di abusi, chiedevo ripetutamente al mio terapeuta se fosse possibile che mi sia immaginata quelle scene di abusi e torture così bizzarre e incredibili. Loro rimanevano sorpresi da queste domande perché sembrava che le facessi sempre appena dopo aver recuperato un nuovo ricordo, e dopo aver sperimentato di conseguenza, delle emozioni violentissime. Essi mi ricordavano che avevo reagito istericamente e che avevo provato un dolore terribile, pertanto, come potevo dubitare di me stessa?

Da quando sono diventata terapeuta, ho aiutato i miei pazienti innumerevoli volte a superare la stessa situazione. Quando parlo nel contesto di un seminario o un workshop, persone che non conosco mi chiedono se è possibile immaginare abusi. A queste persone rispondo sempre, “ti pare che se ti fossi inventato una cosa del genere, proveresti delle emozioni così complesse?” La risposta è sempre “No”, ma l’incertezza continua. Tutti ci chiediamo perché non abbiamo l’immediata certezza interiore circa ciò che proviamo.

La risposta è molto semplice. Nessuno vuole credere che un tale orrore possa mai essere accaduto. La nostra mente ci protegge in modo naturale da informazioni sono troppo dolorose da affrontare, per darci il tempo di compiere quegli adeguamenti mentali necessari per far fronte ad esse. Abbiamo bisogno di tempo per capire, per accettare la verità, per elaborare le nostre emozioni e per guarire. La nostra mente ci fornisce il tempo necessario tramite la forma di difesa chiamata “diniego“.

Nel caso della morte, noi accettiamo senza difficoltà l’esistenza del diniego. Quando ci dicono che un nostro caro è morto, o che stiamo per morire noi, la nostra prima reazione è di negare la verità. Gli abusi sessuali sono una perdita più traumatica della morte. Le vittime di abusi possono perdere l’amore, la fiducia, l’autostima, la felicità, l’innocenza, l’ infanzia e la famiglia. E come detto anche nel libro di Sandra che abbiamo trattato in precedenza, le vittime attraversano le stesse fasi del processo del lutto descritte dalla dott.sa Elisabeth Kubler-Ross riguardanti la morte o altre grandi perdite.
Sperimentiamo il diniego (no, non a me!), rabbia (perché a me?), bargaining (si, a me, però…) depressione (si, a me), e infine accettazione (un lasciar andare, accettare ciò che non puoi cambiare con un senso di pace e serenità). Uno dei miei clienti ha detto che ha dovuto attraversare l’intero processo del lutto ogni volta che recuperava un nuovo ricordo, contemporaneamente alla sua lotta per accettare l’idea stessa di aver subito abusi.

Le vittime di abusi possono “bloccarsi” nella prima fase, il diniego, per molti motivi. Il diniego è incrementato dal fatto che l’abusatore è solitamente un genitore o un parente (intorno all’80 % dei casi) . Il tradimento da parte di un genitore o un amico fidato è così devastante che il diniego prende piede facilmente. I sopravvissuti ad abusi possono sperimentare questo diniego da adulti, quando non sono ancora pronti per accettare la verità di ciò che gli è accaduto, ma la stessa cosa può accadere da bambini durante gli abusi stessi.
I bambini usano il diniego e la dissociazione per proteggersi da un mondo così doloroso e devastante che non riescono ad affrontarlo mentalmente. Per i bambini, le emozioni durante gli abusi sono così forti e spaventosi, che possono pensare di impazzire. La mente è obbligata a bloccare e negare una realtà inaccettabile per proteggerci appunto dalla pazzia e perfino dalla morte.

Da adulti, la paura che abbiamo provato da bambini si scatena quando cominciamo a recuperare i ricordi repressi e altre emozioni che abbiamo provato durante il periodo di abusi, come la rabbia e la depressione. Il bambino interiore è terrificato che se emergessero i ricordi e i sentimenti che provavamo, impazziremmo davvero. Anche se da adulti noi desideriamo recuperare i ricordi in modo da guarire il più presto possibile, una parte di noi lotta per tenerli nascosti.
Proviamo emozioni violente, troviamo spiegazioni per i nostri comportamenti; magari anche conferme da parte di altri, evidenze fisiche, ma ciononostante, la nostra coscienza continua ad infondere una incredulità e una sensazione irreale fin quando non siamo veramente pronti per accettare la verità.

Lynne Finney, Survivor’s Questions, Reach for the Rainbow.

Tratto dal libro di Lynne Finney, Reaching for the Rainbow.

Congratulazioni! Se sei stato abusato sessualmente o fisicamente e stai leggendo questo libro, tu sei un sopravvissuto. Sei sopravvissuto ad una delle esperienze più difficili e dolorose della vita. Forse sei stato violentato, malmenato e umiliato; hai provato una tremenda paura, rabbia, odio, colpevolezza, tristezza, vergogna, e la tua sanità mentale è stata messa alla prova. Potresti sentirti in questo modo anche si nessuno ti ha mai toccato, ma sei stato assoggettato alla minaccia di violenza sessuale. Probabilmente hai incontrato questi orrori durante l’infanzia, quando avevi meno risorse di adesso. Inoltre, hai sofferto nella totale solitudine, perché nessuno ti ha salvato o aiutato. Sei riuscito a farcela anche se non avevi nessuno su cui contare se non te stesso.

Il fatto che sei vivo adesso e stai leggendo questo libro significa che sei incredibilmente forte, coraggioso e intelligente. Sei riuscito a proteggere te stesso. Hai già provato che sei capace di badare a te stesso; tutto ciò che serve ora è un po’ d’aiuto per facilitarti.

E tutti i problemi che stai affrontando ora? Non sono altro che gli effetti collaterali dei sentimenti non risolti, e il frutto di scelte fatte in momenti dolorosi, scelte che forse non ti sono più di aiuto. Questi problemi sono molto meno dolorosi e dannosi di quello a cui sei già riuscito a sopravvivere.

Non sto cercando di minimizzare il dolore che provi ancora. Dato che ho attraversato lo stesso dolore e confusione per 40 anni della mia stessa vita, e a causa del mio lavoro con altri sopravvissuti di abusi sessuali, non darò sconti sulla confusione, dolore, paura, rabbia, depressione, vergogna e comportamenti disfunzionali causati dagli abusi. Ti chiedo solo di prendere un minuto e confrontare ciò che avete già passato con ciò che stai attraversando ora. Penso che scoprirai che il peggio sia passato.

Mentre leggi questo libro, potresti trovare che quello che dico sia troppo ottimistico. Io certamente non ero ottimista quando ho iniziato a recuperare i ricordi degli abusi subiti. Ero un pessimista patologico ed ero depressa. Come alcuni di voi, ero talmente sofferente che non credevo di poter mai essere felice. Non sapevo cosa fosse la felicità. Ma dopo più di due anni di terapia e tecniche di auto aiuto, la mia vita è cambiata drammaticamente. Sentivo una grande pace dentro e ho iniziato a provare gioia.

Non penso di essere speciale, perché conosco altri sopravvissuti che hanno sperimentato delle simili trasformazioni. E non penso che tu sia così speciale da non poter cambiare la tua vita in modo positivo. Il mio scopo nello scrivere questo libro è di farti sapere i fatti riguardanti il tuo problema e di rassicurarti che, anche se la tua vita sembra una catastrofe in questo momento, tu starai meglio e troverai la felicità. Ci sono molti modi per farlo.

Questo libro sarà come una terapia attiva mentre leggi. Ho incluso molte delle stesse tecniche di riprogrammazione che uso nelle sedute con i miei pazienti, per aiutarti a correggere alcuni preconcetti riguardanti te e gli abusi. Questo libro contiene alcune tecniche di auto-aiuto che sono state testate e sono di provata efficacia per il recupero delle vittime di abusi. Sono state studiate per aiutarti a superare alcuni dei problemi che stai affrontando adesso.

La cosa più importante da riconoscere è che ora tu sei in controllo della tua vita. I problemi che hai adesso sono una cosa che tu puoi controllare, un controllo che non avevi quando eri vittima di abusi.

Molti di noi provano un tremendo senso di vergogna a causa di quello che ci è stato fatto. Ma non abbiamo capito una cosa. La vera colpa è di chi ci ha fatto del male. Non è colpa nostra. Io spero che questo libro ti aiuterà a capire che non hai colpa.  Tu non eri in controllo in quel momento, ma ora lo sei. Hai il potere di rendere la tua vita quello che deve essere.

Spero che questo libro ti aiuti a scoprire le tue forze, rispondere alle tue domande, confortare il tuo dolore, e prendere in mano le redini della tua vita. Ho deciso di scrivere questo libro perché voglio tirare fuori qualcosa di buono dal mio dolore. A volte le cose che dico possono sembrare semplicistiche, ma ricorda, io ci ho messo più di 40 anni per raggiungere questo luogo. Non sono arrivata con facilità a questo traguardo. Io spero solo che la mia esperienza e la consapevolezza che ho raggiunto possano esserti d’aiuto a raggiungere più facilmente e velocemente lo stesso traguardo.

Se questo libro non ti sarà d’aiuto, non fermarti qui. Vai in libreria, cerca nei libri di auto aiuto, o di spiritualità e scegliti i libri che ti attraggono. Probabilmente quelli verso i quali sarai attratto, sono quelli di cui hai bisogno. E’ arrivato il momento di dedicare del tempo e cure a te stesso. Scegli persone che ti fanno sentire a tuo agio per aiutarti. Cammina secondo il tuo passo. Hai sofferto abbastanza. Soprattutto, è ora di renderti conto che meriti la felicità. Potrai dare la colpa di tutto ai tuoi abusatori per tutta la vita, oppure potrai andare avanti nella vita nella sicurezza che vivere bene è la migliore rivincita.

Lynne Finney, “Reach for the Rainbow”, Introduzione

Perigree Books, 1990,1992

Grandi cose

Mi accorgo che è tempo di riprendere il filone, nonchè il motivo principale dell’esistenza di questo blog: offrire un aiuto alle vittime di abusi sessuali, con lo scopo di favorirne la guarigione, attraverso la traduzioni di testi importanti. Abbiamo affrontato il discorso spirituale e in parte quello psicologico. Negli ultimi tempi mi viene in mente anche un altro aspetto che ho trattato poco: l’effetto degli abusi sulle vittime maschili, e l’eventualità che le vittime, sia maschio che femmine, possano a loro volta diventare carnefici. Qualche mese fa ho posto queste domande alla mia amica, Lynne Finney, autrice del libro “Reach for the Rainbow” (Afferra l’Arcobaleno), un testo importantissimo, scritto nel 1990 quando l’argomento era ancora poco trattato. Vi suggerisco di leggere il testo allegato, per avere informazioni importanti su chi è e cosa ha fatto Lynne, per aiutare tantissime vittime e per formare psicoterapeuti, giudici, avvocati e personale sanitario al corretto trattamento delle vittime.

Lynne Finney

Lynne sostiene che “abusare di un’altra persona è un comportamento acquisito, imparato, e che chi ne è stato vittima rischia di abusare a sua volta, se non viene aiutato ad affrontare le sue ferite con un’adeguata terapia. Attenzione, però: questo non significa che se sei stato vittima, diventerai carnefice. Ho anch’io fatto molte ricerche su quest’argomento, per capire qual’è la linea sottile, e quanto sia sottile quella linea, tra il subire e l’infliggere. Da un articolo della rivista specialistica Mayo Clinic Proceedings di Ryan C.W. Hall, MD, e Richard C. W. Hall, MD, PA, ho trovato tra l’altro queste informazioni: “Molte teorie sono state ipotizzate sul perchè del fenomeno degli “abusati che diventano abusanti”, ad esempio, identificazione con l’aggressore, dove il bambino abusato cerca di ottenere una nuova identità attraverso la trasformazione in abusatore; (…) abusi precoci che portano ad un comportamento ipersessuale, ecc (…) Tuttavia, è da notare che anche se gli individui che hanno subito abusi rischiano di più di abusare degli altri, la maggior parte delle vittime di abusi non perpetuano questo ciclo.” Quindi mettiamoci tranquilli, mi raccomando!

Lynne ha risposto così alla mia lettera sulla frequenza dei casi di vittime che diventano carnefici, ma soprattutto sulla possibilità di guarire non solo dagli effetti degli abusi ma anche di evitare il rischio di cadere nella trappola di perpetuare il male ricevuto, con l’abuso di un’altra creatura.

Lynne dice:

Per quanto riguarda gli abusanti che erano stati abusati, io non conosco nessun caso in cui questo non sia vero. Oltre alle mie ricerche, ho chiesto durante molti workshop, in particolare nelle sessioni di training per terapeuti, se qualcuno avesse incontrato un caso in cui un abusante non fosse stato abusato a sua volta quando era bambino. Non ho mai trovato un caso in cui ciò non fosse vero.

L’unico caso che si avvicina un pò a questo scenario è quello del paziente di un mio collega. Quest’uomo non era stato abusato da bambino, ma aveva subito abusi sessuali in un campo di prigionia durante la Guerra del Vietnam. Questa persona ha iniziato ad abusare a seguito di quelle esperienze.

Sfortunatamente alcune persone vogliono credere che gli abusatori siano intrinsecamente maligni. Ma io non ci credo e non voglio che il mio lavoro sia associato con qualsiasi cosa che contraddica ciò di cui sono sicura. Non esistono persone intrinsecamente maligne. Io ho avuto il privilegio di guardare nella mente di pedofili e assassini. Quando sai ciò che gli è stato fatto e ciò che hanno sofferto nell’infanzia, è facile comprendere come le persone ferite possano ferire a loro volta gli altri.

I comportamenti dannosi non vengono dal nulla. Si tratta di un comportamento “assimilato” – e ci sono molti studi su questo.

Per esempio, i preti pedofili sono stati abusati nell’infanzia o da altri preti durante la formazione. Da ciò che è emerso nei tribunali negli USA, gli abusi clericali sono all’ordine del giorno, non solo nella Chiesa Cattolica ma anche in altre religioni. E questo è solo ciò che riguarda gli abusi clericali. Come dico nel mio libro, la maggior parte degli abusi sono incestuosi, da parte di parenti o da persone conosciute dalla famiglia.

Ho visto casi in cui il pedofilo non solo negava di aver abusato di un bambino, ma negava anche di essere stato abusato da piccolo. Quando ho potuto lavorare con loro, abbiamo scoperto che avevano represso tutte queste esperienze. Sfortunatamente ci sono troppo pochi terapeuti con la conoscenza, l’esperienza e il desiderio di aiutare queste persone a recuperare i ricordi soppressi. Quindi, spesso le statistiche sono incomplete e gli abusanti non ricevono le cure necessarie per prevenire la recidività.

Inoltre, io ho incontrato tantissimi abusi di trattamento da parte di terapeuti specializzati in abusi sessuali, in particolare da parte di coloro che trattano chi ha abusato. Uno psichiatra ha prescritto di mangiare erbe amare, ad un adolescente che ho conosciuto ed aiutato, il quale era stato orribilmente abusato da piccolo e aveva iniziato ad abusare di altri bambini. Questo ragazzo doveva mangiare queste erbe amare ogni volta che gli veniva un pensiero inappropriato!! Questo è ridicolo!

Io e un altro terapeuta abbiamo lavorato con questo ragazzo per diversi anni. Lui ha avuto il coraggio di recuperare i terribili ricordi degli abusi sessuali e delle torture inflitti su di lui dalla madre, dal padre, e poi anche dai genitori in affidamento. Ha dovuto poi affrontare gli abusi che egli stesso aveva praticato su alcuni bambini. Affrontare il ricordo di questi abusi è stato molto più traumatico che recuperare i ricordi degli abusi inflitti su di lui.

Alcuni anni fa l’ho convinto a ricoverarsi in una casa di recupero/detenzione mentre si curava. E’ stato l’unico detenuto che non fosse stato mandato lì dalla corte, perchè volevo che evitasse di essere obbligato da un tribunale. Ora è guarito e da quando è uscito, col suo lavoro aiuta molte altre persone. Lui è mentalmente disabile (ciò che una volta si chiamava ritardato). Da quando ha recuperate i suoi ricordi ed è guarito, il suo quoziente di intelligenza è salito. Ora è in grado di leggere, e scrivere poesie che sono state pubblicate nei giornali. Il governatore dello Utah ha chiesto di poter avere una delle sue recenti poesie sulla violenza.  Questo giovane è diventato la mia più grande ispirazione e un maestro di vita.  Se lui ci è riuscito, può farcela chiunque.”

Cercheremo nei prossimi tempi di approfondire questi argomenti, soprattutto per tranquillizare e per incoraggiare le vittime di abusi a cercare un valido aiuto per guarire dal loro dolore. Credo che sia di importanza fondamentale offrire alle vittime di abusi tutto l’aiuto possibile, visto che per quanto ne sappia, i migliori testi su questo argomento non vengono pubblicati in italiano e a livello associativo, c’è stranamente poco interesse a mettere a disposizione delle vittime risorse utili alla guarigione.

…fiat…

La Chiesa celebra la festa dell’Annunciazione a Maria il 25 marzo. C’è ancora un’aria austera sulla terra, ancora un vuoto argenteo nei cieli, ma l’attesa della primavera già è forte nel cuore, le gemme stanno per rompere l’involucro apparentemente sterile dei rami, l’aria di promessa aleggia nello spirito degli uomini. E’ la stagione in cui si festeggia lo sposalizio dello Spirito Santo con l’umanità.

Penso che gli eventi più commoventi della storia dell’umanità siano quando lo Spirito ha deciso di voler rinnovare la faccia della terra attraverso la comunione con qualche creatura umile e piccola. Si tratta di una storia d’amore, ed è una cosa che oggi può succedere a chiunque, ma non potrebbe mai succedere se non ci fosse stato il “fiat” della giovane ragazza di Nazareth, chiamata Maria. E’ in Maria, che il Signore si è innamorato dell’umanità. Quando lei si è donato a Dio, è nato davvero un nuovo Cielo e una nuova Terra. Lo Spirito è entrato nel mondo, luce e saggezza e amore, pazienza, fortezza e gioia hanno fatto ingresso nel cuore e nella mente umana.

Nel vuoto verginale della ragazza, Maria di Nazareth, Gesù è stato concepito. Questa ragazza tenera e dolce ha donato la sua piccolezza all’Amore Infinito, diventando così la Madre del Cristo. Una cosa tremenda, e così passiva. Non le è stato chiesto di fare qualcosa, ma di lasciare che questa cosa accadesse. Non le è stato chiesto di rinunciare a nulla, solo di ricevere questo dono incredibile. Non le è stato chiesto di condurre una vita speciale, di ritirarsi tra le mura del tempio per vivere come una monaca, ne di coltivare virtù particolari o rivendicare privilegi singolari.

Doveva solo restare nel mondo, andare avanti con il suo matrimonio con Giuseppe, vivere la vita della moglie di un artigiano; cose che aveva già programmato di fare anche quando non aveva idea che le stesse per succedere qualcosa di fuori dall’ordinario. Come se il Dio che decide di farsi uomo e nascere da una donna fosse una cosa normale.

Tutto ciò doveva accadere nel segreto, non ci sarebbe stato alcun annuncio. I salmisti avevano cantato la venuta del Cristo su arpe d’oro, i profeti l’avevano predetto con lingue di fuoco. Ma ora, il rumore più assordante per annunciare la Sua presenza sulla terra non doveva essere più forte che il battito di un cuore di neonato, all’interno del battito del cuore di una ragazza.

Dio ha voluto che questa nascita avvenisse nella normalità, perché la Sua volontà è che il Cristo nasca nella vita di ogni essere umano, non attraverso i gesti straordinari ma attraverso la vita quotidiana e attraverso l’amore umano della gente. Maria ha detto Si. E l’ha detto a nome di ognuno di noi. E così ognuno di noi deve fare eco a quel sì nella nostra vita. Ci è chiesto di donare ciò che siamo, la nostra umanità, la nostra carne e sangue, allo Spirito Santo e permettere al Cristo di riempire il vuoto formato dalla particolare conformazione della nostra vita.

Non ci sarà chiesto di fare grandi gesti, ma solo di donare noi stessi, i nostri pensieri, il nostro servizio, le nostre gioie e le nostre tristezze – a Dio, per far nascere il Cristo nel mondo. Ma non è facile…

Caryll Houselander “The Reed of God”.

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