1. Mi sto inventando tutto? Come faccio a sapere che i miei ricordi sono veri?
Se ti sei mai fatto queste domande, sappi che non sei solo. Queste sono le domande più comuni dei sopravvissuti ad abusi. Dubitiamo dei nostri ricordi perché non vogliamo credere che delle cose così terribili siano successe a noi. Ma il fatto è che i nostri ricordi sono veri, e noi siamo sopravvissuti a quegli eventi.
Mentre mi tornavano a galla i ricordi personali di abusi, chiedevo ripetutamente al mio terapeuta se fosse possibile che mi sia immaginata quelle scene di abusi e torture così bizzarre e incredibili. Loro rimanevano sorpresi da queste domande perché sembrava che le facessi sempre appena dopo aver recuperato un nuovo ricordo, e dopo aver sperimentato di conseguenza, delle emozioni violentissime. Essi mi ricordavano che avevo reagito istericamente e che avevo provato un dolore terribile, pertanto, come potevo dubitare di me stessa?
Da quando sono diventata terapeuta, ho aiutato i miei pazienti innumerevoli volte a superare la stessa situazione. Quando parlo nel contesto di un seminario o un workshop, persone che non conosco mi chiedono se è possibile immaginare abusi. A queste persone rispondo sempre, “ti pare che se ti fossi inventato una cosa del genere, proveresti delle emozioni così complesse?” La risposta è sempre “No”, ma l’incertezza continua. Tutti ci chiediamo perché non abbiamo l’immediata certezza interiore circa ciò che proviamo.
La risposta è molto semplice. Nessuno vuole credere che un tale orrore possa mai essere accaduto. La nostra mente ci protegge in modo naturale da informazioni sono troppo dolorose da affrontare, per darci il tempo di compiere quegli adeguamenti mentali necessari per far fronte ad esse. Abbiamo bisogno di tempo per capire, per accettare la verità, per elaborare le nostre emozioni e per guarire. La nostra mente ci fornisce il tempo necessario tramite la forma di difesa chiamata “diniego“.
Nel caso della morte, noi accettiamo senza difficoltà l’esistenza del diniego. Quando ci dicono che un nostro caro è morto, o che stiamo per morire noi, la nostra prima reazione è di negare la verità. Gli abusi sessuali sono una perdita più traumatica della morte. Le vittime di abusi possono perdere l’amore, la fiducia, l’autostima, la felicità, l’innocenza, le loro infanzie e le loro famiglie. E come detto anche nel libro di Sandra che abbiamo trattato in precedenza, le vittime attraversano le stesse fasi del processo del lutto descritte dalla dott.sa Elisabeth Kubler-Ross riguardanti la morte o altre grandi perdite.
Sperimentiamo il diniego (no, non a me!), rabbia (perché a me?), bargaining (si, a me, però…) depressione (si, a me), e infine accettazione (un lasciar andare, accettare ciò che non puoi cambiare con un senso di pace e serenità). Uno dei miei clienti ha detto che ha dovuto attraversare l’intero processo del lutto ogni volta che recuperava un nuovo ricordo, contemporaneamente alla sua lotta per accettare l’idea stessa di aver subito abusi.
Le vittime di abusi possono “bloccarsi” nella prima fase, il diniego, per molti motivi. Il diniego è incrementato dal fatto che l’abusatore è solitamente un genitore o un parente (intorno all’80 % dei casi) . Il tradimento da parte di un genitore o un amico fidato è così devastante che il diniego prende piede facilmente. I sopravvissuti ad abusi possono sperimentare questo diniego da adulti, quando non sono ancora pronti per accettare la verità di ciò che gli è accaduto, ma la stessa cosa può accadere da bambini durante gli abusi stessi.
I bambini usano il diniego e la dissociazione per proteggersi da un mondo così doloroso e devastante che non riescono ad affrontarlo mentalmente. Per i bambini, le emozioni durante gli abusi sono così forti e spaventosi, che possono pensare di impazzire. La mente è obbligata a bloccare e negare una realtà inaccettabile per proteggerci appunto dalla pazzia e perfino dalla morte.
Da adulti, la paura che abbiamo provato da bambini si scatena quando cominciamo a recuperare i ricordi repressi e altre emozioni che abbiamo provato durante il periodo di abusi, come la rabbia e la depressione. Il bambino interiore è terrificato che se emergessero i ricordi e i sentimenti che provavamo, impazziremmo davvero. Anche se da adulti noi desideriamo recuperare i ricordi in modo da guarire il più presto possibile, una parte di noi lotta per tenerli nascosti.
Proviamo emozioni violente, troviamo spiegazioni per i nostri comportamenti; magari anche conferme da parte di altri, evidenze fisiche, ma ciononostante, la nostra coscienza continua ad infondere una incredulità e una sensazione irreale fin quando non siamo veramente pronti per accettare la verità.
Lynne Finney, Survivor’s Questions, Reach for the Rainbow.



